venerdì 4 dicembre 2015

CON... FEDERICO GUIDI - ALLENATORE FIORENTINA PRIMAVERA

(di Marco Fanuli)



Oggi siede sulla prestigiosa panchina della Fiorentina Primavera, ma in 11 anni di "cantera viola" ha sperimentato e allenato diverse categorie, maturando capacità e esperienza - anche televisiva - per ambire ad una carriera tra i professionisti già nel prossimo futuro.

Stiamo parlando di mister Federico Guidi, tecnico cresciuto all'ombra della Fiesole e ospite di oggi su Promesse del Calcio, che con la sua Fiorentina - imbottita di talento - si mantiene nelle zone alte della classifica del Girone A.


PdC: Mister, benvenuto su Promesse del Calcio. Il suo è stato un percorso step by step, che le ha permesso di maturare esperienza in panchina in modo graduale partendo dalle categorie più basse fino ad arrivare alla Primavera. Avrebbe preferito un percorso diverso o magari più rapido?

FG: Penso che l’esperienza maturata durante questi anni con tutte le fasce d’età, mi ha dato un bagaglio di esperienza importante perché ho imparato ad allenare prima il bambino, poi il ragazzo e infine l’uomo. Penso sia stata un’esperienza molto formativa che mi sarà utile anche in futuro, perché per allenare le fasce basse ho dovuto studiare le basi sulle capacità coordinative e sulla motricità con la palla, per poi passare alla tecnica analitica, alla tecnica applicata in situazioni di gioco, fino ad arrivare alla tattica collettiva. Quindi penso sia stato un percorso che mi ha migliorato tanto, utile alla mia crescita.

PdC: Tra l'altro, quando allenava gli Allievi, ha sperimentato anche, nel 2012, il format televisivo di Mtv con "Giovani speranze". È stata un'esperienza positiva o ha creato distrazioni inutili ai suoi ragazzi?

FG: Visto dall’esterno può indurre a pensare che i ragazzi potevano avere chissà quale distrazione. Però la forza della società è stata quella di tutelare i ragazzi a 360° sotto tutti gli aspetti, anche extra calcistici. Tutto ciò è stato possibile in quanto la Fiorentina ha una struttura - “Promesse viola” - con all’interno tantissimi tutor che seguono costantemente la crescita dei ragazzi fuori dal campo. Quindi eravamo consapevoli del fatto che quel tipo di esperienza fosse stata per loro motivo di crescita, anche perché non è stato facile avere a che fare quotidianamente con telecamere e microfoni. A mio avviso è stata un'esperienza molto formativa. Non a caso molti di loro, adesso si sono affacciati nel calcio dei grandi come Bernardeschi, Empereur, Capezzi, Lezzerini, Zanon e Gondo. Questo a dimostrazione che il loro obiettivo è sempre stato quello di diventare calciatore professionista.

PdC: Parliamo un po' dei suoi ragazzi: anche quest'anno la Primavera viola si conferma tra le pretendenti alla vittoria finale. Lei che è da tempo al servizio del settore giovanile della Fiorentina, a chi attribuisce il merito di questa continuità nei risultati?

FG: Sicuramente il lavoro del nostro settore giovanile ci permette di dare continuità negli anni, di migliorare il ragazzo e il giocatore. Molti di loro provengono dalle categorie basse come Esordienti e Pulcini, tanti altri dai Giovanissimi. Quindi fanno tutti parte del progetto Fiorentina da 4-5 anni, avendo sviluppato grande attaccamento alla maglia e alla metodologia dell’allenamento portata avanti negli anni. I protagonisti sono sempre i ragazzi che mettono in pratica le nostre idee. Il merito è di tutti, ma i protagonisti rimangono esclusivamente loro. I risultati che stiamo avendo quest’anno sono frutto del lavoro quotidiano, nonostante con la decisione presa con la società, di abbassare notevolmente l’età media del gruppo facendo giocare 4-5 classe ’99. Il nostro programma non era quello di vincere il titolo, ma quello di migliorare ogni singolo giocatore. 


PdC: Arrivare davanti a tutti al termine del campionato è senza dubbio un vostro obiettivo, ma si aspettava 2 concorrenti così agguerrite come il Sassuolo e soprattutto l'Entella?
FG: A volte commettiamo l’errore di farci trasportare dal nome delle società, ma in ambito giovanile non è sempre così. Sapevamo che l’Entella già lo scorso anno aveva fatto un buonissimo campionato e che quest’anno si era rinforzata  molto attingendo dal fallimento della Reggina e prendendo dei fuori quota (con esperienza tra i professionisti) come Moreo che aveva già esordito in Lega Pro con l’Albinoleffe e Sanè, un ragazzo che sta facendo molto bene e che sapevamo fosse un giocatore importante di categoria. Quindi sapevamo della forza dell’Entella, così come quella del Sassuolo. Anche loro sono nati dalla fusione con il Parma dei ’97 che reputo tra i più forti. Lo scorso anno gli Allievi Nazionali sono arrivati alle finali perdendo ai rigori contro l’Inter e oggi i migliori prospetti di quel Parma sono tutti a Sassuolo, una società che lavora benissimo in ambito giovanile. Quindi sapevamo anche qui che sarebbe stata una tra le pretendenti ad un posto per le finali.


PdC: A livello individuale ci sono stati progressi in molti dei suoi ragazzi. Ad esempio di Minelli, Diakhatè, Bangu e Chiesa se ne parla spesso anche a livello nazionale ma, senza nulla togliere al resto della squadra, vorrei soffermarmi su 2 nomi in particolare: Jan Mlakar e Luca Ranieri. Ci può dire qualcosa di più su questi 2 ragazzi?
FG: Mlakar è un ragazzo arrivato alla Fiorentina lo scorso anno. È un giocatore dalle grandissime potenzialità, il classico centravanti, ma moderno, che partecipa molto alla fase propositiva in fase di possesso, ma lavora tantissimo anche in fase di non possesso. Riesce a segnare in tutti i modi: di destro, di sinistro e di testa. Ma al di là delle sue capacità tecnico-tattiche, mi piace sottolineare l’approccio durante gli allenamenti e la voglia di migliorare che dimostra nella quotidianità. Affronta le partite in maniera ”violenta” e determinata, ottenendo risultati importanti. E poi grazie a “Promesse viola”, che per questi ragazzi è come una seconda famiglia, si è potuto ambientare bene con tutti in un ambiente sano e senza rivalità interne, dove sono tutti consapevoli che ognuno può fare la fortuna dell’altro. E questo atteggiamento chiaramente aiuta quei ragazzi che provengono da altre realtà.


Ranieri è un ’99 che gioca con frequenza da titolare come terzino sinistro. È qui dai Giovanissimi B e abbiamo anticipato la sua promozione in Primavera, perché abbiamo visto in lui grandi potenzialità e margini di crescita. È un esterno che abbina le qualità tecniche a quelle fisiche, con i suoi pregi e difetti. Ma devo dire che sta rispondendo bene, giocando una stagione di altissimo livello. Come con lui, anche con Militari, Valencic, Satalino e Gori abbiamo voluto anticipare il processo di formazione.

PdC: Ma parlando più in generale vede qualcuno già pronto ad entrare in pianta stabile in prima squadra?

FG: Noi lavoriamo per quello. Cerchiamo di convincere mister Sousa a proiettare i nostri ragazzi in prima squadra. Sappiamo che non è semplice, perché il gradino tra Primavera e Serie A è enorme e purtroppo in Italia mancano gli strumenti per facilitare questo passaggio. Per giocare nella Fiorentina, una degli migliori squadre italiane, le difficoltà aumentano. Quest’anno moltissimi giocatori sono stati convocati in prima squadra e gente come Diakhatè ha vissuto l’emozione di esordire agli ordini di mister Sousa. Il nostro obiettivo rimane quello di formare i nuovi Babacar, Bernardeschi e di convincere il mister a tenere in gruppo i ragazzi della Primavera. È un compito difficile che però a noi piace.


PdC: Che rapporto ha con lo staff della prima squadra e in particolare con Paulo Sousa? Quanto è vicino il mister portoghese alle vicende della Primavera?
FG: Lavoriamo veramente in sinergia. La testimonianza è il caso di Diakhatè che ormai si allena sempre in prima squadra nonostante giochi con noi. A volte sono andati con lui anche altri ragazzi, nel tentativo di uniformare il lavoro, avvicinandoci il più possibile a quello della prima squadra. Quindi c’è un rapporto diretto e il mister è veramente sensibile alle dinamiche del settore giovanile. Non a caso, quando ha avuto tempo, è venuto al nostro seguito come ad esempio in Coppa Italia contro il Chievo, a testimonianza di quanto siamo vicini. E questo ci rende veramente molto felici.

PdC: Quali risposte si aspetta dalla squadra nelle prossime partite e più in generale da questa stagione?

FG: Il nostro obiettivo è quello di migliorare sempre. Da allenatore vorrei sempre vedere la mia squadra e i singoli giocatori migliorare partita dopo partita, perché solo così riuscirò a lanciarli tra i professionisti. Detto questo, non vorrei mai vedere in loro un atteggiamento sbagliato, un atteggiamento individualista che prevale sul bene della squadra. Nelle partite dove non siamo andati bene abbiamo discusso, sottolineando il fatto che la squadra e i singoli dovevano fare nettamente meglio. È giusto che le cose, sia nel bene, sia nel male, vengano sempre affrontate in maniera serena dando spunti di confronto al fine di migliorarci per la gara successiva. Spero nelle prossime partite di vedere giocare la squadra sempre meglio, perché in questo modo emergono anche i singoli giocatori e di conseguenza si vincono le partite. Mi aspetto prestazioni buone, che mettano in luce il lavoro settimanale.

PdC: E visto il suo percorso da allenatore, quale sarà il prossimo passo nella sua carriera? 

FG: Quando uno come me intraprende questa carriera, ambisce sempre ad arrivare più in alto possibile. Questa ambizione ti spinge anche a dare il massimo nel lavoro quotidiano. Ti spinge a crescere conquistando sempre un gradino in più. Sono 11 anni che lavoro nella famiglia Fiorentina e la considero una parte di me per come sono stato trattato e per come mi sono trovato. Ora sono molto concentrato al miglioramento del gruppo che mi è stato affidato. A fine anno vedremo, ma la mia ambizione ovviamente è quella di allenare tra i professionisti e sicuramente la società, che considero come una seconda famiglia, condividerebbe questa scelta. 

PdC: Infine le chiedo: è possibile migliorare la gestione e la qualità dei settori giovanili italiani? In che modo?

FG: Secondo me si può sempre migliorare. Dobbiamo migliorare partendo dalla base e mi riferisco alla scuola, dove sempre più spesso i bambini non svolgono alcuna attività motoria. A noi arrivano bambini con grandissime difficoltà. Quello che oggi manca loro, è “la vecchia strada”, i campetti e gli oratori. I ragazzi sono sempre più inchiodati davanti alla TV e alla Play Station e fanno veramente pochissimo movimento e questo si ripercuote in maniera negativa sullo sport in generale. Quindi secondo me si dovrebbe lavorare di più sotto questo aspetto, a partire dalla scuola.
Per quanto riguarda i campionati, si dovrebbe alzare il livello qualitativo, perché spesso abbiamo partite - in tutte le categorie del settore giovanile - che terminano 5-0, 10-0, o 12-0. Quindi il livello di competività non è altissimo.
Infine credo manchino le "seconde squadre" per uniformarci a quei Paesi che in passato erano in palese difficoltà in ambito giovanile e che oggi sono i precursori proprio delle seconde squadre, con campionati veri. Ad esempio una Fiorentina può avere la possibilità di crescere fino in fondo un ragazzo, senza mandarlo in prestito per anni, magari perdendolo anche di vista. Secondo me questa è una mancanza che mette l’Italia dietro nazioni come Spagna, Francia, Germania e Inghilterra.


©RIPRODUZIONE RISERVATA - 4 DICEMBRE 2015


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