LETTERA APERTA DI UNA MADRE DELUSA

(di Marco Fanuli)



Spopola in questi giorni la lettera di una madre delusa. Secondo la ricostruzione del genitore, il figlio di 13 anni è stato allontanato dal proprio allenatore "accusato" di essere troppo scarso rispetto al resto della squadra, provocando così il pianto di delusione da parte del piccolo. In passato avevamo già ricevuto un'altra lettera di sfogo da parte di una nostra lettrice che però in quel caso accusava il comportamento poco etico da parte di una società professionistica di calcio verso i propri nipoti, mettendoli fuori rosa e minando seriamente il loro sogno di diventare calciatori. 
Oggi vi proponiamo la versione integrale dell'ultima vicenda incresciosa:


"Chi scrive è una mamma rimasta delusa, per non dire scioccata, da quanto accaduto a mio figlio di 13 anni. Sono così arrabbiata che non ho neanche paura di fare nomi e cognomi, e mi scuso se la mia uscita potrà sembrare inopportuna. Io e mio marito non siamo come quei genitori che si vogliono sostituire agli allenatori, che credono che il loro figlio sia più bravo degli altri e meriti di più, che sono pronti a ogni tipo di nefandezza e scorrettezza per vederlo giocare al posto di un altro, che covano in cuor loro il sogno di vederlo diventare un campione per poter così dare un senso e uno sfogo alle loro frustrazioni. Semplicemente, noi che paghiamo regolarmente tutti i mesi la quota della scuola calcio richiesta dalla società (...), ci siamo permessi giusto nelle ultime due partite di chiedere a mister (...) di prendere più in considerazione nostro figlio. 


Lui non è e non sarà un campione, sinceramente non ci interessa. Ci interessa che giochi, mica sempre, ma qualche volta sì. Che si diverta, che sul campo insieme a compagni e avversari impari qualcosa di come gira la vita e il mondo dello sport. E dispiace vedere un allenatore che si rivolge a noi in malo modo urlandoci in faccia: "Vostro figlio è scarso, mettetevi il cuore in pace, non giocherà mai". Dispiace poi ricevere le scuse dello stesso allenatore e pure del presidente (...), e vedere poi nostro figlio nell'ultima partita del campionato Giovanissimi Provinciali appena vinto dalla squadra (sul punteggio di 6-1 a favore) chiedere senza risposta: "Ma quando viene il mio turno?". 

Dispiace vedere nostro figlio piangere per questa mancanza di sensibilità e di considerazione. Dispiace più di tutto vedere di nuovo l'allenatore rimangiarsi le scuse e di nuovo urlare in faccia a noi e a nostro figlio: "Sei scarso, con me non puoi giocare, portatelo via". Ci chiediamo, e lo facciamo con rabbia ma con rispetto, estremo rispetto per quelle società che pretendono dai genitori che stiano al loro posto, dove siano i principi base dell'educazione, intesa sia come comportamento che come intenzionalità educativa. Non ci interessa nemmeno polemizzare sul fatto che molto spesso chi gioca sempre non è poi altrettanto puntuale, come noi, nel pagamento della quota mensile. E non ci importa perché in fondo parliamo sempre di ragazzi, qualcuno anche con condizioni familiari complicate. 

Ci importa, però, che al di là del risultato, così come un genitore deve saper stare al suo posto, altrettanto chi sta in campo ed ha a che fare con i nostri figli, lo faccia con educazione, rispetto e comprensione, ancora prima di curare la preparazione tecnica o tattica. Mi scuso per lo sfogo, ringraziando per il tempo e lo spazio che vorrete concedere".

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