CON... RUGGERO LUDERGNANI - RESP. SETTORE GIOVANILE SPAL

(di Marco Fanuli)


C'è una squadra nel Campionato Primavera 2016/17 che ha sorpreso tutti per gioco e risultati. È la SPAL di mister Roberto Rossi, vera sorpresa di inizio stagione del Girone A, degna rappresentante di tutto il vivaio ferrarese. Di questo e di tanto ancora, nell'intervista esclusiva di Promesse del Calcio al Direttore Ruggero Ludergnani, responsabile del settore giovanile biancazzurro.



PdC: 
Buongiorno e benvenuto su Promesse del Calcio. Ci parli un po' dell'Accademia SPAL: a chi è rivolta e quali sono i risultati che vi aspettate di ottenere? 
RL: È un progetto partito circa 3 anni fa quando il presidente Mattioli mi chiese di dargli una mano a livello di settore giovanile. È rivolto alla scuola calcio - quest'anno ai ragazzini 2005 e 2006 - e cerca di portare le metodologie del nostro lavoro, il mondo SPAL e il marchio SPAL, ai bambini che inizialmente non vengono presi in considerazione. Un modo come un altro di conoscere ragazzi del nostro territorio e di dar loro una possibilità di essere selezionati successivamente.

PdC: 
Quanto è importante l'affiliazioni con altre società? È anche un modo per valorizzare le risorse del territorio ferrarese? 
RL: Io sono di Ferrara ed ho avuto la sfortuna di vivere gli anni difficili del club. Quindi adesso ci stiamo battendo affinchè la SPAL ritorni nelle case delle famiglie. Il discorso delle affiliazioni nasce proprio per questo: avvicinare anche le società dilettantistiche alla società principale della provincia. È un progetto iniziato a gennaio 2016 che coinvolge prevalentemente altre società del ferrarese, ma assieme a Marco Aventi (responsabile del progetto) stiamo cercando anche società al di fuori della provincia, con l'intento di allargare la nostra immagine e il nostro bacino.

PdC: 
Parliamo un po' della Primavera di mister Rossi: se lo aspettava un inizio così convincente? 
RL: Per tutti noi è la prima esperienza con un campionato Primavera. A Ferrara è qualcosa di nuovo perché nella precedente esperienza in B della SPAL, la Primavera ancora non esisteva (23 anni fa). Sinceramente non ce lo aspettavamo. Eravamo convinti della qualità del nostro gruppo, ma ovviamente non potevamo ancora avere una "tara" del loro livello. Il lavoro ovviamente non parte da quest'anno: già lo scorso anno, con il direttore Vagnati, abbiamo pensato quali fossero le esigenze della prima squadra nel campionato di Serie B. Abbiamo uno zoccolo duro dei classe '99 che proviene dagli Allievi di Lega Pro che la scorsa stagione ha disputato le Final Eight a Cesena, ma poi abbiamo inserito anche altri ragazzi che - grazie al buon rapporto con l'Inter e con il responsabile Samaden - avevano bisogno di più spazio nei rispettivi club o che avevamo già segnalato. Poi è stato bravissimo l'allenatore Roberto Rossi a creare un gruppo coeso e importante, pronto ad affrontare tutte le problematiche che un campionato come quello Primavera può avere.



PdC: 
Le faccio un paio di nomi: Leonardo Ubaldi e Shaka Mawuli. Mi dice qualcosa di più sulle caratteristiche di questi due ragazzi? 
RL: Leonardo Ubaldi è un ragazzo che pescai dal Campitello Calcio nell'estate 2015. È il secondo anno da noi (grazie anche al suo agente) e siamo felici che sia qui. La prima volta che lo vidi mi colpì molto per qualità, ma anche per la sua voglia di arrivare. Lo scorso anno con gli Allievi ha segnato 24 gol quindi per me non è una grande sorpresa. Ma affrontare il campionato Primavera è tutt'altra cosa. È un ragazzo molto interessante, ma ha bisogno ancora di lavorare su tanti fondamentali.
Mawuli, invece, è al suo primo tesseramento. Si allena con noi da gennaio 2016 grazie ad Antonio Amodìo, un nostro grande collaboratore nella zona campana e calabrese. È una mezz'ala con grandi qualità fisiche e deve migliorare, come tutti, in tante altre cose. Comunque ha ampi margini di miglioramento
Loro due, in questo momento, sono sotto i riflettori, ma ci sono anche altri ragazzi come il portiere Demba Thiam, i difensori Ferrari ed Equizi (fino a qualche anno fa se ne parlava molto bene), Picozzi, il brasiliano Strefezza e Vago, un ragazzo che però deve capire che il calcio non è fatto solo di giocate, ma anche di tutti gli altri 90 minuti. Sono tutti ragazzi con qualità importanti.

PdC: 
Quante speranze ci sono di vedere a breve, ma anche più in là, qualche ragazzo in Prima squadra, data anche l'attenzione della società verso i giovani come dimostrato con i prestiti di Meret, Pontisso, Picchi, Ghiglione e Cerri (solo per citarne alcuni)? 
RL: Abbiamo una struttura societaria molto snella, solida, ma soprattutto che viaggia sulla stessa lunghezza d'onda della nostra. Mister Semplici - che in passato ha lavorato molto bene con i giovani - se si presenterà l'occasione e le condizioni, non credo avrà paura a utilizzare qualche ragazzo della Primavera. Ma adesso forse è un po' prematuro dirlo. Noi lavoriamo proprio per questo, poi sta a Semplici e Vagnati sfruttare il momento giusto.

PdC: 
Mi parli un po' anche delle altre squadre del vivaio: come si stanno comportando nei rispettivi campionati? 
RL: Dal punto di vista della classifica e dei risultati, l'U17 e l'U16 sembrano parecchio in difficoltà. In realtà, analizzando bene la situazione, non è proprio così. A differenza della Primavera, dove abbiamo puntato su giocatori già con una certa esperienza, l'U16 è stata inserita per la prima volta in un campionato nazionale con squadre già presenti da 2 anni. Nell'U17 addirittura ci sono squadre con 3 anni di esperienza. Alle nostre squadre ci vorranno almeno 3-4 mesi per inserirsi in questo contesto. L'U15, invece, è stata inserita in un campionato dove quasi tutte le squadre sono alla prima esperienza tra i nazionali. Non a caso è la squadra che sta andando un po' meglio rispetto alle altre. Sono però convinto che abbiamo 3 gruppo molto interessanti e che ci sarà tempo e modo di migliorare nel corso della stagione.

PdC: 
Come cambierebbe il settore giovanile italiano per favorire la crescita dei nostri giovani? 
RL: Secondo me è una questione che non riguarda solo il calcio. Basta vedere quanti immigrati arrivano in Italia: è molto difficile dare spazio agli italiani quando ci sono così tanti stranieri. Per quanto riguarda la loro crescita, invece, penso si stia prendendo la strada giusta, vista la qualità dei campionati. Io che vengo dalla Lega Pro mi rendo conto che competere con squadre di A e B è molto difficile, perché il livello è più alto e c'è sicuramente più competizione. Ma alla fine non credo esistano tanti segreti per essere all'altezza: bisogna avere bravi istruttori. Il mondo scolastico non aiuta perché limita il lavoro dei ragazzi, costretti ad arrivare tardi o saltare gli allenamenti. È un sistema molto grande e complesso da sviscerare alla base, ma non bisogna dimenticare che il mondo sta cambiando e che dobbiamo adeguarci ai cambiamenti. Questa è la realtà.

PdC: 
Per concludere: è d'accordo sull'introduzione delle seconde squadre? 
RL: L'aspetto delle seconde squadre è interessante perché tanti ragazzi che escono dalla Primavera non sono ancora pronti ad entrare tra i professionisti. Bisogna però trovare la formula giusta. L'esempio adottato dal Cagliari con l'Olbia, in questo senso, può essere una soluzione interessante.


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11 Ottobre 2016



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