TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI


di Cesidio Colantonio

Appena uscì dalla curva gialla di sole davanti ai suoi occhi iniziò a sfilare un panorama piatto e verde intenso in cui si incrociavano gli sguardi di ragazzini felici con i loro sogni di legittima felicità, mentre nuvole rosa ci guardavano ferme nel cielo immobile in attesa del tempo che verrà. Quando i ragazzini calciano una palla è come se volessero spedire il globo nella direzione che piace a loro. 
La performance è passione. Una piccola squadra costruita sulla storia, sul cuore e su un inconfondibile senso di appartenenza, l’espressione perfetta della passione. Trattasi di un’avventura emozionante in cui le illuminazioni improvvise di delfinetti affermano le loro doti innate che dicono che il loro sport è più biancazzurro che mai.

Utilizzare la fantasia dei giovani calciatori è una sfida che ci piace molto. Ed è un ottimo inizio cercare attraverso gli stessi la formula sacra della fantasia che porta alla libertà. Disciplina profonda, continua presenza in tutto il campo, grande motivazione benzina della vita, educazione al rischio, alla responsabilità, alla scelta coraggiosa, a trovare soluzioni, non scorciatoie, a preferire la crescita alla vittoria finale. Quei barlumi di gioie, emozioni, sogni regalati da ventotto ragazzini U12 del Pescara Calcio di Mister Di Giosaffatte nel gioco del pallone in quelle ore interminabili di Marte e di Venere di quanto non accada nei campi, negli stadi, di sabato o di domenica, che meritano di essere veduti e vissuti. 

La scuola calcio è per vocazione laboratorio di idee e luogo di pensiero ed il talento orientato allo sviluppo di competenze strategiche e multidisciplinari favorisce la qualità del movimento negli spazi ristretti, cioè la possibilità di muoversi velocemente e rapidamente palla al piede senza perdere equilibrio e precisione limitando il dispendio di energie: il primo controllo, il dribbling, il controllo e la difesa della palla sotto pressione. Le varie stazioni settimanali, le partite vanno privilegiate non solo per allenare l’aspetto tecnico, atletico dei giocatori ma anche per sviluppare gli aspetti intellettivi e strategici come l’attenzione, l’osservazione, la memoria, la capacità di risolvere i problemi che sono capacità presenti in una partita di calcio. Per non parlare degli aspetti emotivi e affettivi che possono migliorare il gioco, come la volontà, la capacità di sopportare gli sforzi, di andare a mille per tutta la partita, l’identità, la protezione, sentirsi parte di qualcosa di più grande, il gusto di guadagnarsi il risultato con l’impegno e la fatica

Il calcio però non è fatto solo di numeri corretti, di strategie, di gestione, ma anche di passione, dedizione, fantasia, di cuore, di rispetto, di intenzione travolgente. È ciò che resta è essenziale. È la visione che richiede tempo e perseveranza perché ogni storia di calcio, di cultura, di memoria è un piccolo tassello che prova a dire qualcosa di grande con occhi puntati alle stelle ma piedi ben saldi sul campo del reale come un sogno di mezzo inverno, come se di lì a poco iniziasse il suono che richiama gli spettatori in uno stadio a cielo aperto. 

Dal posto vicino e lontano le eccezioni luminose in una fredda giornata di gennaio. Gli pareva di essere finito in un fermo fotogramma, dilatato sino a contenere un’attesa senza limite e il campo verde pieno di ragazzi e staff tecnico, Mario, Massimo, Stefano era la coniugazione della felicità futura. Perché incontrarsi è un’irrefrenabile dinamica di alleggerimento, guizza nei muscoli del viso e si vede il valore della sua passione


La palla volava dietro al vento e con grande coscienza produceva tante onde di superficie e di profondità provocando una serie di reazioni a catena come un effetto alone, coinvolgendo nel suo volo infinito suoni e immagini vecchie e nuove, sogni, divertimenti, analogie e ricordi che si muovevano soavemente nel cielo infinito. Freddo come l’Islanda. L’aria era sempre più frizzante. Aderiva alla pelle come una sgradevole pellicola. Si giocava ad un ritmo frenetico perché i talenti erano molto vicini. Diceva il grande filosofo Platone: “si scopre di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. 

Il piacere di conoscere sé stessi e di essere conosciuti nei propri limiti e nelle proprie potenzialità. E ci voltammo ad ammirare la loro spensieratezza che non dava adito a ripensamenti. In compenso però che orizzonte in questo piccolo mondo verdeggiante sulla via del mare che spicca per la sua intramontabile bellezza come un laboratorio gioioso, con una sapienza tanto improbabile da indurre il sospetto dell’autenticità.

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